Due recenti e speculari pronunce della Suprema Corte di Cassazione confermano un principio fondamentale: l'installazione di apparecchi per il rilevamento automatico della velocità senza contestazione immediata è illegittima se la strada non possiede i requisiti strutturali minimi, come una banchina di dimensioni adeguate. Ricevere una sanzione per eccesso di velocità è un'eventualità spiacevole, soprattutto quando si ha la sensazione che l'apparecchio di rilevamento, il famigerato Autovelox, sia stato posizionato in un tratto di strada non del tutto idoneo. Ma quando una multa può essere contestata con successo in questi casi? A fornire un importante chiarimento è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione, con due ordinanze gemelle (la n. 23121 e la n. 23122 del 13 luglio 2026). I casi analizzati dalla Suprema Corte, che hanno visto come protagonista il Comune di Montalcino in provincia di Siena, ci offrono l'occasione per fare il punto sui requisiti che le strade devono avere affinché la "multa a casa" sia pienamente legittima. La regola generale: la contestazione immediata Il nostro Codice della Strada si fonda su un principio di base: l'infrazione, di norma, deve essere contestata immediatamente al trasgressore. Questo significa che le Forze dell'Ordine devono fermare il veicolo sul momento, permettendo all'automobilista di conoscere subito l'addebito e, se del caso, far valere le proprie ragioni. Esistono tuttavia delle eccezioni. La legge consente l'uso di postazioni fisse (come gli autovelox non presidiati dagli agenti), con conseguente invio della sanzione direttamente a casa, ma solo su specifiche categorie di strade: autostrade, strade extraurbane principali, strade extraurbane secondarie e strade urbane di scorrimento. Su queste ultime due, in particolare, è necessario un preventivo decreto del Prefetto che autorizzi l'installazione dell'apparecchiatura, giustificata dalla pericolosità del tratto e dalla difficoltà di operare fermi in sicurezza. Il caso: la qualificazione della strada e il "problema" della banchina Nelle vicende esaminate dalla Cassazione, alcuni automobilisti avevano ricevuto multe per aver superato il limite di 50 km/h sulla S.P. 14 "Traversa dei Monti", classificata e autorizzata dal Prefetto come strada extraurbana secondaria. Gli automobilisti, tuttavia, non si sono arresi e, rivolgendosi al Giudice, hanno sollevato un'eccezione tecnica molto precisa: quella strada non poteva essere considerata una "extraurbana secondaria". Il motivo? Mancava una banchina laterale idonea. Ai sensi dell'art. 2 del Codice della Strada, per essere qualificata come "strada extraurbana secondaria", l'arteria deve possedere determinate caratteristiche strutturali: un'unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine. L'Amministrazione comunale sosteneva che la banchina, intesa come spazio esterno alla carreggiata, non dovesse avere una larghezza minima inderogabile e che fosse sufficiente la sua mera idoneità al transito (anche occasionale) dei pedoni. La decisione della Cassazione La Suprema Corte ha respinto le tesi del Comune, dando ragione agli automobilisti sanzionati. I Giudici hanno ribadito un principio cristallino: la qualificazione di una strada non può essere meramente formale, ma deve corrispondere alla concreta sussistenza dei requisiti strutturali previsti dalla legge, su tutto il tracciato e non solo nel punto in cui è collocato l'autovelox. Per quanto riguarda la banchina, essa non è un semplice "spazio residuo" a lato dell'asfalto. Deve essere uno spazio destinato al passaggio dei pedoni o alla sosta di emergenza. La sua dimensione minima, ha ricordato la Corte, è rigidamente stabilita dai decreti ministeriali: 1 metro per le strade già esistenti e 1,50 metri per quelle di nuova costruzione. Il potere del Giudice: la disapplicazione del decreto prefettizio Un passaggio dirimente delle pronunce, cruciale per le strategie difensive, riguarda i poteri del Giudice di fronte a un provvedimento amministrativo illegittimo. Nel caso in esame, le perizie avevano dimostrato che la banchina era larga appena 60 centimetri, rivelandosi del tutto inidonea per consentire una sosta d'emergenza o il transito in sicurezza. Mancando questo elemento essenziale, la strada non poteva rientrare nella categoria delle extraurbane secondarie. Ma cosa accade al decreto del Prefetto che aveva erroneamente autorizzato l'autovelox? Il Giudice ordinario (Giudice di Pace o Tribunale) ha il potere di sindacare la legittimità di tale provvedimento amministrativo. Avendo accertato che il decreto prefettizio era stato adottato in violazione dei presupposti normativi vigenti sulle caratteristiche della strada, il Giudice lo ha disapplicato nel caso concreto. Venuto meno, per disapplicazione, il provvedimento autorizzativo a fondamento del verbale, le multe sono state annullate. Cosa significa per gli automobilisti? Le ordinanze n. 23121 e n. 23122 del 2026 rappresentano uno scudo importante per i cittadini contro l'uso potenzialmente errato degli strumenti di rilevazione elettronica della velocità. Sottolineano come la sicurezza stradale non possa prescindere dal rigoroso rispetto delle normative tecniche da parte delle stesse Amministrazioni pubbliche. Hai ricevuto una sanzione per eccesso di velocità e dubiti della regolarità
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